Il Dartmouth BASIC nacque come linguaggio compilato[2]. Era basato su elementi ripresi dall'Algol-6 e dal FORTRAN II con nuove aggiunte scritte per favorire la programmazione da parte dei nuovi utenti del sistema di timesharing, utenti iscritti a facoltà non matematiche con limitate conoscenze di programmazione.
Il Dartmouth BASIC fu scritto seguendo alcuni principi:
fosse facile da usare dai principianti;
fosse un linguaggio di uso generale;
fosse interattivo;
avesse delle caratteristiche più avanzate per gli utenti più esperti;
avesse messaggi di errore chiari;
fosse rapido nell'eseguire piccoli programmi;
fosse astratto dall'hardware (non richiedesse, cioè, la conoscenza delle specifiche della macchina su cui girava);
isolasse l'utente dal sistema operativo.
Kemeny e Kurtz non registrarono il linguaggio distribuendolo liberamente ma lo presentarono anche ad altri istituti scolastici favorendone la conoscenza. In questo modo il BASIC si diffuse rapidamente finendo per essere adottato da diversi costruttori di minicomputer quali la serie PDP di DEC ed il Nova di Data General. Il Dartmouth BASIC fu usato anche nell'HP Time-Shared BASIC, venduto tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta, e nel sistema operativo Pick: questi ultimi utilizzi usavano una versione interpretata del linguaggio.
Alcuni anni dopo il suo rilascio, il Darthmouth BASIC fu oggetto di pesanti attacchi da parte di alcuni programmatori, in special modo Edsger Dijkstra, che esprimevano una dura presa di posizione contro l'utilizzo incondizionato delle istruzioni di salto del linguaggio, colpevoli di portare alla scrittura di codice illeggibile e di bassa qualità.[4] La lettera non menzionava nessun linguaggio ma era chiaro il riferimento al Dartmouth BASIC, che del GOTO, non avendo costrutti di programmazione strutturata, faceva un abbondante uso.
In un altro suo scritto del 1975 Dijkstra puntava nuovamente il dito contro l'uso del GOTO citando però esplicitamente il linguaggio BASIC






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